Oppure è il web che conquista gli artisti? Quali artisti si servono del web e in quale modo è quello su cui si propone d’indagare questa mini-serie di interviste ad artisti che hanno scelto di essere attivi nelle Comunità on-line. Uno fra le più interessanti, RedBubble, sito di vendita on-line di prodotti “stampati su commissione”, print-on-order websites, viene dall’asutralia. Come John Douglas, artista polivalente australiano protagonista di questa intervista.
Come già ci segnalava Manuela Cadario in un articolo apparso in Aprile, le gallerie e gli artisti non sono insensibili al fascino del web e delle opportunità di farsi conoscere che questo potente mezzo offre. A parte i grandi contenitori come Facebook, esiste una miriade di siti d’arte più o meno qualificati e specializzati in maniera differente. Si va dall’annuario completamente gratuito, gentilmente offerto da un appassionato o un artista che ha ha disposizione dello spazio web e che vi ospita una pagina personale, ( ne cito uno a caso, www.liensutiles.org, d’una semplicità e serietà commoventi nel nuovo mondo delle animazion in flash ), fino ai modernissimi e ultra giovani come Deviantart, passando per i vari siti di vendita quadri on-line.
RedBubble, con una nomination ai Webby Awards sezione Community On-line e il premio Best in Class per Arte e Cultura assegnatoli dalla Interactive Media Awards quest’anno, presenta molti aspetti interessanti. Bisognava premettere che RedBubble garantisce agli artisti la possibilità di vendere le loro opere secondo il principio “stampa-su-ordine” in diversi formati, dalla cartolina al poster gigante. Particolarmente adatto per i fotografi e i grafici, consente però anche ai pittori di vendere riproduzioni fotografiche dei loro quadri secondo gli stessi criteri, mentre i grafici possono vendere i loro disegni sia come stampe su magliette sia come posters. RedBubble è aperto a tutti e conta oramai più di 100.000 iscritti: ben che la partecipazione degli australiani e degli americani sia maggioritaria, quasi tutte le nazioni del mondo vi sono rappresentate. Personalmente devo dire che le prove di talento non mancano nella galleria del sito.
John Douglas, artista australiano, ci parla del suo percorso artistico e della sua multi-creatività che sono rappresentativi del nuovo rapporto arte-web che si delinea all’orizzonte. John Douglas ha 45 anni e ha cominciato a dipingere quando aveva solo 8 anni per spirito d’emulazione: avendo letto un articolo su una bambina prodigio della sua stessa età, che dipingeva, si disse: «Anch’io posso farlo!» e così scoprì che non soltanto poteva farlo, ma che la pittura lo appassionava.
LF: Dopo questo precoce inizio hai sempre continuato a dipingere?
JD: Crescendo mi sono posto spesso la domanda: questa scelta di dipingere era stata un modo di attirare, bambino, l’attenzione degli adulti o ha veramente un’importanza centrale nella mia esistenza? Ho quindi, ancora giovane, interrotto per dei periodi più o meno lunghi, la mia produzione artistica per verificare la solidità delle sue fondamenta. Così ho potuto constatare che, non soltanto la mia vita mi appariva vuota, quando non dipingevo, ma avevo persino l’impressione che non fosse più una vita “vivibile”. Ho quindi sempre ripreso il lavoro artistico con rinnovato amore e passione. Il mio motto è come per Da Vinci: ogni giorno un gesto, un momento creativo, un colpo di pennello.
LF: Qual’è la forma d’espressione artistica che preferisci?
JD: La pittura è sicuramente la mia forma d’espressione privilegiata, dipingere mi permette di entrare in contatto con una parte profonda del mio essere che in nessun altro modo riesco a raggiungere. Ma disegnare, fotografare e comporre musica fanno parte integrante dei miei processi creativi. Ho scritto dei racconti e ho presentato qualche performance e ogni tanto mi permetto anche digressioni verso forme più “artigianali” d’arte, come il batik o la ceramica.
LF: Come definiresti la tua pittura?
JD: Le mie opere sono, almeno ai miei occhi, simboli: sono spesso caratterizzate da un’estetica e un approccio compositivo che ricorda la semplicità dei disegni dei bambini, un’applicazione dei colori grezza, quasi brutale, rapida.
Sono da sempre affascinato dalla parola scritta inserita nel contesto pittorico, dal complesso intreccio di relazioni che sussiste fra il significato della parola nel quotidiano, il significato che la parola prende a contatto con l’immagine in cui è inserita e dalla loro interazione in relazione al contesto. Detto questo in realtà trovo difficile definire la mia produzione artistica. A dire il vero, dall’atto della creazione mi aspetto molto e credo che, continuando a lavorare incessantemente, arriverò a far si che l’energia creativa sgorghi in tutta la sua potenza, senza più le interferenze apportate dal mondo esteriore, dalle mie aspettative e dalla mia personalità. L’opera d’arte è, dal mio punto di vista, il felice effetto collaterale del processo creativo, lui è la cosa importante.
LF: Il mercato dell’arte è oggeto ai nostri giorni di molteplici critiche, gli artisti incontrano sempre maggiori difficoltà per trovare spazi espositivi validi. Vendere non è facile e l’arte risente della attuale crisi finanziaria. Quali sono stati i tuoi inizi e i tuoi rapporti col mercato dell’arte?
JD: Non ho mai veramente cercato di inserirmi nel mercato dell’arte. Durante gli studi i professori ci spingevano a partecipare ai concorsi e questo ci offriva e ci procurava nuovi spazi espositivi. Ma in seguito lo sforzo creativo ha cominciato ad assorbire talmente tanto tempo delle mie giornate che ho smesso di correre dietro alla “professione” per dare tutto lo spazio necessario al “mestiere”!
Su questo punto è mia convinzione che il futuro per i giovani artisti, si trova negli spazi liberi offerti dal web , nei siti d’arte e nei grandi network. Le gallerie, i mercanti d’arte, sono un bene, se lavorano per te. Ma è chiaro che hanno un modo univoco di presentare l’arte. L’aprirsi di nuove prospettive espositive è una forza per tutti ed una strada eccitante per avventurarcisi.
Io trovo che il web come spazio espositivo sia l’attuale evoluzione della Street Art: libero dai costi e dalle costrizioni delle tradizionali gallerie/saloni/fiere d’arte.Ho cominciato a iscrivermi sui network d’arte due anni fa. Avendo subito il fascino dalla teoria economica della Long-tail, mi sono detto che se non tentavo questa strada, avrei perso un’occasione importante. Attualmente, oltre a RedBubble, sono iscritto in altri ventisette siti…. Qualcuno vende di più, qualcuno di meno, ma tutti mi hanno fatto incontrare nuovi artisti e hanno nutrito la mia ispirazione.
LF: In che modo la tua arte parla al pubblico? E il pubblico internet è un pubblico all’ascolto?
JD: In termini puramente concettuali, come dicevo, il mio lavoro si sforza di mostrare come aprire la strada e liberare l’energia creativa. Nella mia convinzione, eliminando gli ostacoli, aprendo le porte e le finestre dell’anima, si aumenta la nostra capacità di capire e di amare, e si favorisce la nostra crescita interiore. La mia speranza è che il mio lavoro stimoli la riflessione, sia fonte d’ispirazione, agisca nella vita altrui. In realtà non so se questo è successo veramente o se mai accadrà!
Per mia personale esperienza, ho notato che i siti internet d’arte possono essere limitanti in certi casi, specialmente quelli il cui scopo primario è la vendita. Quando generare profitti diventa il centro dell’attività, i concetti di “arte” e di “immagine” si sfocano e si confondono. Su una base puramente creativa, i siti detti di “stampa-su-ordine” mi fanno talvolta pensare che è in loro potere tanto stimolare quanto limitare l’ispirazione creativa. Molte opere presenti sono regolate, organizzate e omogeneizzate verso il “basso”, se così posso esprimermi, tendendo a una uniformazione più adatta a una facile digestione. La mia sensazione è che nessun spettatore on-line può veramente approfittare pienamente dell’opera d’arte presentata sul web: mancherà il lato materico, emotivo e persino olfattivo della percezione artistica. Ma nel complesso, una volta che siamo coscienti di questi limiti imposti dalla rete, le risorse che offre sono immense! E poi internet è ancora in qualche modo un bambino: qualcosa che può riservarci grandi sorprese crescendo.
LF: Per finire una domanda indiscreta: cos’è più importante per te, vendere o esporre in una galleria importante?
JD:A parte il fatto che voglio godere di buona salute, comprare buoni libri e materiale per lavorare, per il resto i soldi non sono il centro del mio interesse. Preferisco di sicuro che i miei lavori siano esposti in una buona galleria dove possano essere visti da un grande pubblico, piuttosto che realizzare una bella vendita. Se potessi vivere senza bisogno di vendere, farei dono i miei lavori!

