
Eccoci qui per la seconda parte della micro-serie “artisti e web”: Sam Dantone è il protagonista di questa intervista. Giovane artista impegnato, sicuramente Sam Dantone fa parte della intellighenzia alternativa americana che produce la miglior critica della società statunitense dei nostri giorni.
In arte ha uno stile ben preciso, forte e denso di significati. Stile artistico che si traduce all’orale, come potrete leggere, in una sbalorditiva sincerità e in un sottile e chiaroveggente umorismo, appena appena venato di cinismo.
Oggi trentasettenne, Sam Dantone, è nato e cresciuto in una piccola città, Peoria City, nel cuore dell’Illinois, al centro degli Stati Uniti d’America. Come lui stesso ci racconta, quest’area geografica era una delle zone di test favorite dalle grandi corporazioni come MacDonald e dalle produzioni teatrali di Broadway, che consideravano gli abitanti dell’area geografica come un esempio perfetto del microcosmo americano.
SAM DANTONE: C’è perfino un vecchio adagio che dice: «Se funziona a Peoria…» funzionerà dappertutto! Devo però ammettere che il territorio e la gente hanno avuto un grande impatto sulla mia produzione artistica.
Nonostante ciò, o forse per questo, ho avuto sempre la tendenza a vivere sotto multiple identità sociali: hippy, punk, “figlio di papà” o redneck (stereotipo dell’abitante del Sud degli Stati Uniti), solo per citarne qualcuna, sono stati tutti momenti della mia vita: vissuta all’ombra delle promesse del Sogno Americano e del loro successivo fallimento. Attualmente vivo sulla costa dell’Oregon, in una piccola città chiamata Florence, con mia moglie, Karen, e il nostro gatto senza nome. In collaborazione con Karen, ho creato un laboratorio di insegne artigianali, la Treehouse Signs, cinque anni fa. Ma adesso stiamo pensando di vendere e trasferirci nell’interno, in una città più grande.
LF:Quando hai cominciato la tua produzione artistica?
SD: Fino a dove rimontano i miei ricordi, ho sempre disegnato e dipinto. L’arte è stata sempre una parte di me. Mia madre è un genio in qualsiasi cosa decida di creare con le mani, e mio padre è capace di costruire e riparare praticamente tutto, e questo ha sicuramene contribuito. La mia famiglia viene dalla classe operaia, i cosiddetti Blue Collars, ed appartiene alla middle class locale. Ad ogni modo, al di là del mio ambiente sociale, son diventato un artista. In quel momento mi sembrava importante scegliere di non appartenere a un tipo preciso e fisso d’artista. Non sono solo un pittore o uno scultore, un performer o un grafico: sono tutto questo e anche di più. Non mi piace limitare le mie forme d’espressione artistica, mi interessa approfondire le varie tecniche in modo serio e professionale. La mia speranza è di poter esporre un giorno in luoghi importanti per poter diffondere le idee che motivano i miei lavori: potete chiamarmi Sognatore, ma questo è tutto quello che m’interessa…
LF:Quand’è che hai scelto di intraprendere la carriera artistica?
SD: Non ho realmente fatto la scelta di essere un artista, lo ero e lo sono, tutto qui. Mio padre racconta scherzando che, quando avevo tre anni, ho riprodotto perfettamente il logo della Kleenex copiandolo dal bordo della scatola. Penso di dovere molto all’attenzione e all’incoraggiamento che ho ricevuto : «Sammy, disegni così bene…» Chi non apprezza questo tipo di complimenti? A dire il vero, l’arte è tutto quello che ho da sempre conosciuto e riconosciuto; molti altri bambini quando gli si domandava cosa volessero fare da grandi, non avevano una risposta o magari ne avevano molte o confuse, io ho sempre saputo cosa volevo fare.
Mi piace definirmi come un artista dai molteplici aspetti, come mi piace pensare di poter lavorare con ogni tipo di supporto e tecnica. Nel tempo ho realizzato opere in 2D e 3D, performances e arte virtuale. Ma se dovessi sciegliere un solo tipo d’arte sceglierei la pittura!
LF:Cosa esattamente ti aspettavi dalla tua vita in quanto artista?
SD: Le mie aspettative erano grandi agli inizi: vedevo il fatto di aver ricevuto il dono del talento artistico in così giovane età come una prova del mio futuro successo. Mi son svegliato un paio d’anni fa con la certezza che non mi sarebbe accaduto così: facilmente e semplicemente, tipo: «Ehi, Sam, eccoti la fama e il successo che ti meriti!», ma che era invece mio personale dovere e responsabilità mettere a frutto e promuovere questo bel dono naturale. Oggi non sono più tanto interessato a ottenere fama e denaro, quanto piuttosto a raggiungere un pubblico il più vasto possibile, per comunicare le mie idee politiche e sociali attraverso i miei lavori. Penso che parlare al proprio pubblico e comunicare un messaggio sociale positivo, di cambiamento, sia oggi un dovere per gli artisti. Certo sarei più che felice se la vendita dei miei lavori mi desse la libertà di produrre tranquillamente opere sempre più grandi e complesse. Infatti penso che l’arte ha un forte potere educativo e d’impatto sociale, fattori determinanti nell’attuazione di cambiamenti positivi. Questa è la motivazione che oggi mi spinge a creare.
LF:Quali artisti hanno influenzato la tua formazione e il tuo lavoro?
SD: Ho subito diverse influenze nel passato, una delle più importanti, all’inizio, era l’opera di Norman Rockwell (illustratore e pittore americano), passavo ore a osservarne i lavori, cercando tutti i dettagli che aveva inserito a vari livelli nei suoi quadri. Apprezzavo particolarmente il suo modo di raccontare delle vere e proprie storie attraverso i suoi lavori, obbligando, in qualche modo, con delicatezza e humour, gli spettatori a interrogarsi su di loro e sul loro ambiente sociale. Ma non potrei dire d’essere stato veramente influenzato dal lavoro di qualcuno in particolare; ho la tendenza ha dare più importanza a influenze meno convenzionali: mio padre, la città dove sono cresciuto, gli amici, i momenti di crisi personale (soprattutto finanziari!)
Quando ero ancora ragazzino, qualcuno mi disse che sarei stato un buon pittore d’insegne artigianali: «NO! Mai» risposi io. All’epoca non volevo immaginare di usare il mio talento a scopi puramente commerciali, ma è quello che poi ho fatto per 15 anni: pittore di insegne, trompe l’oeil, falso marmo, murales, nonché il grafico pubblicitario e perfino il (onestamente pessimo) insegnante!
LF:Quale è stato il tuo approccio al mercato dell’arte tradizionale?
SD: L’anno scorso ho raccolto tutti i miei lavori in un book, ne ho fatti fotografare alcuni professionalmente e ho preparato un buon cd di presentazione, poi son partito in viaggio e mi sono presentato in una serie di gallerie d’arte a San Francisco, Los Angeles e Portland. Delle circa ottanta gallerie che avevo selezionato, soltanto due o tre hanno accettato educatamente il mio cd. Ho sempre creduto che il miglior modo di presentarsi fosse andare di persona e guardare dritto negli occhi il proprio interlocutore: ho presto imparato che, per qualche misteriosa ragione, la maggior parte dei proprietari di gallerie d’arte, trova la cosa quasi offensiva! Allora ho deciso di creare un sito web, che attualmente non è ancora completo, e ripresentarmi alle gallerie in modo virtuale.
LF:Non molto positiva quindi questa esperienza?
SD: E neanche molto vasta! – ride Dantone al telefono – In realtà la mia esperienza di gallerie tradizionali si riduce a un paio di esposizioni nel ’88-’89 in una piccola ma fantastica galleria di Los Angeles, Echo Park, che porta l’affascinante nome di Delirium Tremens. Senza contare a le mostre estemporanee organizzate con altri amici artisti nelle nostre case rispettive.

Questa è la foto di un vecchio lavoro: L’ultima cena ovvero l’ultima volta che ceno da voi! Nota: il dettaglio del dito del Cristo che schiaccia uno scarafaggio sulla tovaglia. Dipinto su un tavolo di formica riciclato. Supporto pesante, ma che ha dato drammaticità e intensità al dipinto.
SD: Quello che mi disturba maggiormente nel rapporto con le gallerie, è il loro smodato interesse per i soldi. Molte hanno rifiutato d’esporre i miei lavori perché troppo «politici», preferiscono esporre artisti i cui lavori sono «carini» e facili da esporre sopra il sofà nel salotto di chiunque. Mi guardo sempre intorno alla ricerca di gallerie che abbiano voglia di sbilanciarsi esponendo autori che han qualcosa di forte da dire. Ho pensato anche di prendere un agente, ma onestamente, non saprei da che parte cominciare! E per finire, ho sempre evitato con cura le fiere e i mercati d’arte, perché dopo aver pagato la mia piazzola, non ho mai realizzato vendite.
LF:E’ dunque in quest’ottica che hai rivolto la tua attenzione ai siti web d’arte?
SD: In qualche modo sì, anche. Ho raggiunto la comunità di RedBubble nel Settembre del 2008 e mi son lanciato nel selvaggio mondo dell’arte nel web. Un amico me ne aveva parlato mesi prima che mi iscrivessi. Ho fatto qualche ricerca, ho visitato un certo numero di altri siti simili ma poi ho deciso che RedBubble era il miglior posto per cominciare. Non ho mai avuto l’ambizione di vendere i miei lavori direttamente su RedBubble. Tanto meglio, perché infatti non è successo. Quello che mi interessava era esporre i miei lavori e diffondere le mie riflessioni in materia di politica e di problematiche sociali. Ho il sentimento che, se i giovani artisti mi vedono esprimere le mie idee anticonformiste con tanta disinvoltura, saranno a loro volta più coraggiosi nell’esprimere il loro punto di vista.
RedBubble è l’unico sito d’arte on-line a cui sono iscritto: tra l’altro trovo che dia una certa “dipendenza”, un po’ come una droga!
Ma è per me inesauribile fonte d’ispirazione, sono molto stimolato dal lavoro e dalle idee degli altri. Non ho fatto nessun incontro che mi abbia potenzialmente aperto o direttamente generato delle vendite, in compenso: dove altro potrei trovare un pubblico così vasto? Gente da tutto il mondo è passata sulle mie pagine e ha visto i miei lavori, e questo è estremamente gratificante. Come ho già ripetuto, il messaggio, la comunicazione dei contenuti, è centrale nel mio lavoro: naturalmente i contenuti evolvono con l’evolvere della situazione, ma un punto fermo nel mio discorso resta la mia critica dell’Uomo e del suo sedicente amore per la vita in contrasto con il suo continuo lavoro di distruzione della medesima… Su RedBubble ho ricevuto molto sostegno, commenti positivi e partecipazione. Devo dire che le collaborazioni con altri artisti sono state la sorpresa più gradita. Mi fa impazzire di gioia quando qualcuno è ispirato dal mio lavoro e produce a sua volta un opera d’arte che si riferisce a un mio lavoro.
Per questo è della massima importanza per me trovare spazi espositivi importanti, i soldi verranno da soli dopo, per stimolare ed essere stimolati da gente tanto numerosa e diversa. Ho potuto constatare che, qualsiasi cosa si espone, tutto trova una strada nella psiche del pubblico.

