
Simona Accattatis è un’italiana che vive a Lisbona. Autodidatta, il suo lavoro colpisce per la freschezza, l’autenticità e la forza espressiva. La sua prima esposizione nello spazio Galeria Loja BairroArte è ricca, promettente. Ho raccolto le sue riflessioni in una breve intervista….
“Sono arrivata in Portogallo con un lavoro che poi ho perduto. Sono tornata in Italia e poi nuovamente a Lisbona, è stato un caso come tanti altri. La situazione artistica a Lisbona è stranamente vivace – ci racconta Simona - in un paese notoriamente tranquillo e pacifico, quasi di una noia mortale, se non ci fossero l’oceano e i gabbiani a smuovere un poco le acque! Ma l”Italia è l’Arte e lo sarà sempre.
Io ho sempre disegnato e credo che il processo creativo faccia parte di ogni momento della giornata, credo che, volenti o nolenti, creiamo sempre qualcosa. Tutto dipende da come si fanno le cose, anche le più piccole, anche le più banali. Un soggetto che mi piace sono i movimenti in cucina, quando prepariamo da mangiare, mettiamo le salsette tutte in fila, i gamberetti belli stesi sulla piastra e l’insalata, quando la pensiamo nella forma più esotica possibile per sopportare una vita da single puzzolente. Insomma per sopportare questa vita che, diciamocelo, la società fa di tutto per rendere ancora più insopportabile, io devo immaginare ogni giorno qualcosa di nuovo. E il disegno per me è un momento di calma e pace tutto mio, un momento per tutto quello che avrei voluto dire e che non ho detto, per tutto quello che avrei voluto fare e non ho fatto. Ecco, sono io e tutti i miei desideri vissuti, presenti e futuri, le mie paure e le mie gioie.
Non ho frequentato una scuola artistica e quindi mi sono dedicata allo studio del disegno solo molto dopo il periodo scolastico. Non potrei definirmi come appartenente a una corrente artistica piuttosto che a un’altra: io sono contro corrente, e in corto circuito perenne, (quindi i miei disegni, essendo che la corrente non c’è, – scherza Simona – sono un poco bui).

I miei disegni sono tra l’illustrazione e il fumetto, personaggi strani, robot, animali e oggetti umanizzati, o così almeno mi si dice.
Quello che disegno è nascosto nella punta della matita, che, poggiata sul foglio, lentamente si fa vedere e riconoscere, pieno di difetti e imperfezioni: ed è proprio questo che conferisce ai miei disegni un aspetto un poco freak e marginale, che fa sì che la composizione faccia tanta fatica a fissarsi al centro del foglio, e ne rimanga invece ai bordi.
Mi piacciono materiali semplici, la carta, le matite colorate, l’acquarello e la china e poi anche gli inchiostri, l’ecoline e l’acrilico. Alcuni disegni sono molto puliti perchè ho usato solo la matita, per esempio, oppure mischio colori e inchiostro, a volte faccio collage. Non ho una tecnica preferita però amo la matita.”
Le opere di Simona sono intense, comunicative, freaks – come lei stessa dice – il pubblico è interpellato con vivacità, ma è ricettivo? ” Non c’è più nessuno di ricettivo! – dice Simona – Per dire qualcosa, e per farla ascoltare, bisogna inventarsi tutta una serie di strategie e pensare «forse qualcuno s’accorge pure di me».
Ho un’immagine di me stessa, come gli altri hanno un’immagine di me, e questo mi pesa tanto. Quando disegno cerco di mettermi in altre situazioni, impersonare altre figure, in qualche modo mi libero un po da me stessa, cosi pesante o cosi troppo leggera, come sono, dipende, non lo so. Il pubblico, il mercato dell’arte, son cose difficili, diverse da noi, da quello che siamo, che produciamo.
Nessuno ha voglia di rischiare, specialmente in pittura perchè tutto è così caro e complesso! A me dispiace che non ci sia spazio per tutti quelli che hanno voglia di esprimersi, ma è così: o si resta a guardare, si subisce un certo tipo di mercato, noioso e caro, oppure ci si prova. Siamo abituati a consumare e non a creare, la creazione ha bisogno di tempo e spazio e a me mancano sia l’uno che l’altro.
Mi vien da pensare a Lisbona dve hanno trasformato un intero quartiere di baracche in un complesso di palazzine, in appartamenti tutti uguali e tutti bianchi. Il regista portoghese, Pedro Costa, nel film “Juventude em Marcha”, racconta proprio questo, il disagio, in questo caso, di intere famiglie di capoverdiani nel vedersi sradicati da quelle che erano le loro case, costruite da loro. Gli interni di quelle “baracche”, le “macerie” di cui erano fatte, erano più accoglienti e calde che non tutti questi buchi bianchi dove son stati trasferiti. Quando non si hanno prospettive concrete di vita, allora si inizia ad inventare, si comincia a creare un possibile modo di esistere, e se ci avviciniamo e guardiamo da vicino ci accorgiamo che sembra più bello, colorato e decisamente più creativo. Forse siamo diventati troppo ricchi da una parte e troppo poveri dall’altra.”

- 50 x 70 cm , ecoline, china
I disegni di Simona parlano di sociale, il suo percorso è anche politico, come? “Tutto è una questione politica. Guarda il mercato dell’arte oggi: gli spazi per esporre sono pochi e sono a disposizione di pochi. Invece dovrebbero essere tanti e dovrebbero essere per tutti!”
Il blog di Simona e le foto dell’esposizione a BairroArte.

