
“Una parola muta, la forma” è il titolo dell’installazione dell’artista multimediale Michele Scaciga che sarà proiettata sul marmo dal 5 al 13 settembre
Dal XIV secolo il marmo di Ornavasso fu impiegato per il Duomo di Milano, il Duomo e la Certosa di Pavia e altri insigni monumenti. Numerosi anche gli artisti che hanno utilizzato questo materiale: tra gli ultimi basti ricordare Giò Pomodoro.
Dal 5 al 13 settembre, con l’installazione “Una parola muta, la forma”, entra in cava la multimedialità e la videoarte, grazie all’artista Michele Scaciga. L’installazione è composta di due opere di videoarte di Michele Scaciga che ha curato anche la direzione artistica dell’evento. L’installazione tecnologica multimediale è a cura della Easyway di Baveno.
Lo spettacolo non è solo atto a valorizzare la suggestiva location (un’enorme sala scavata nel marmo), che ha ispirato artisti del calibro di Ivo Ismael, ma anche ad esprimere valori e evoluzioni della materia marmorea attraverso l’intervento dell’uomo. Come dice il titolo, la forma è come un’espressione latente, in attesa di manifestarsi attraverso la mano dell’uomo.
Il video dal titolo “Panta rei”, realizzato appositamente per la parete in materiale lapideo su cui verrà proiettato, prende a prestito la frase di Eraclito : “tutto scorre”.
Esso racconta una sorta di viaggio parallelo tra le vicende umane e i modelli estetici, dalle costruzioni megalitiche alle prime lavorazioni, dall’ epoca classica, con l’adozione della sezione aurea, all’avvento del cristianesimo e del gotico (non dimentichiamo che il marmo della cava che ospita l’evento fu usato in passato per il duomo di Milano), uno scambio di suggestioni tra chi interpreta ed usa la materia, l’architetto e il costruttore, e le forme stesse che suggeriscono il passo successivo, ma anche l’oblio, la guerra, e la tensione continua verso il bello, un sogno fragile come una rosa di marmo, ma, pur negli andirvieni della storia, presenza immortale, connaturata alla vita stessa.
Simbolo dell’installazione è un un battocchio, la testa in marmo di un leone (per Jung simbolo dell’intuizione) con un grosso anello in bocca, come se la materia fosse obbligata a tacere, ma invita ad esser “battuta” per divenire funzionale ed espressiva.
L’evento è cofinanziato dalla Fondazione Comunitaria VCO a favore della quale verrà attivata una raccolta fondi.

