
Berlino, 22/11/2009
Luigi De Simone racconta in un’intervista la nascita di feurig59, uno spazio di sperimentazione e ricerca, uno studio aperto a varie contaminazioni. In occasione della presentazione di ‘Nervous Hermes’, De Simone parla di sè e del fare arte oggi.
Quando ti sei trasferito a Berlino?
Luigi De Simone: Mi sono trasferito a Berlino nel gennaio 2005. Dopo avere visto molti spazi ho scelto uno studio a Schoneberg in Feurigstrasse 59, all’interno di una ex fabbrica, che ho lentamente ristrutturato. Ho sentito da subito che era il posto giusto per me.
Com’è nata l’idea di trasformare lo studio in una residenza per altri artisti?
Luigi De Simone: Lo studio continuava ad esserci anche durante il progetto di residenza, che era il frutto di una sinergia tra vari soggetti. Poi l’equilibrio si è modificato e la sinergia si è interrotta. Il gruppo non aveva più gli stessi interessi e da un anno circa il progetto di residenze si è concluso. Ma lo spazio resiste. Sto producendo degli eventi autonomamente soprattutto performance,di musica e video.
Come si inserisce l’attività di Feurig59 rispetto alla tua ricerca artistica?
Luigi De Simone: Sono due elementi paralleli. Nel caso della residenza io non ero il produttore, ma l’ospite. Sono stato a stretto contatto con gli artisti ed è stata un’esperienza per tutti. Ho sempre continuato a fare il mio lavoro, e ho fatto in modo che gli artisti fossero a loro completo agio l’atmosfera era sempre produttiva da questo punto di vista.
Il ruolo dell’artista nella società di oggi?
Luigi De Simone: Forse quello di sempre, poi ogni tanto c’è un treno che deraglia qualche aereo che cade e bisogna fare i conti con degli imprevisti ma per questo ci sono i musei è li che finiscono i disastri, le immagini che segnano un epoca, le opere con cui sarebbe difficile convivere nel quotidiano.
L’arte non deve spiegare il mondo a nessuno, in quanto priva di un unico significato è la manifestazione assoluta di una differenza. Il mondo attraversa un crisi dopo l’altra, intervallate da momenti di illusione, come il benessere o la ricchezza. L’arte legge la crisi e il superamento della crisi come due momenti che si compenetrano e generano un complessità. La cornice dorata che isolava il quadro antico dal mondo, delimitava come cornice concettuale l’al di qua e l’al di là vale a dire il mondo fuori dal quadro e il mondo che si apriva nel quadro finestra. Oggi questo limite si è slabbrato già da tempo sta succedendo che l’arte e la realtà si sono scontrate violentemente e questo sta generando qualcosa di nuovo, oggi le gallerie e i musei sostituiscono quella cornice isolando l’arte dal mondo e nello stesso tempo immettendola nel mondo. Il ruolo dell’artista è quello di spostare di volta in volta questi confini senza diluirli, la magnificenza e lo splendore dovrebbero distinguere l’arte dal mondo o reale che appaiono invece come qualcosa di opaco e viscido.
Oggi quanto l’arte può intervenire e modificare la realtà?
Luigi De Simone: L’arte ha sempre rafforzato e modificato la percezione della realtà o si è proposta come via di fuga da questa. In ogni caso i prodotti dell’arte sono fruiti nella dimensione che tutti riconoscono come reale cioè in quel luogo comune che è la realtà, ma non so precisamente cosa si intende per realtà. Riconosco e accetto la realtà nel caso in cui attraversando la strada trovo il segnale rosso o verde, do per scontato che questo sia un aspetto o una cosa del reale. La realtà è qualcosa di opaco ancora per me. Viviamo nel momento del collage culturale, questo rimescola vecchi concetti di identità. Lavoro molto col collage, la scelta di un medium è una necessità psicologica non estetica. Il collage è il desiderio del superamento del proprio “se” essere un “altro” guardarsi dal di fuori essere lo straniero. Da quando “la società dello spettacolo” ha mostrato i primi segni di cedimento grazie ad internet lo scenario si sta modificando ed entrano in gioco altri elementi di nuovo isolamento. Il collage di cui parlo mette insieme frammenti di città a frammenti di vita privata, genera nuove immagini attraverso una frattura. Ci sono cose che influenzano lentamente il mio modo di fare, se passi una buona parte della giornata a lavorare con le immagini e con internet vivi già in una dimensione che è quella frammentaria del link, del collage mentale, un mondo ondulato.

In questi giorni nel tuo studio esponi alcuni tuoi lavori. Il titolo dell’Open Studio è ‘Nervous Hermes’ che è anche uno dei lavori esposti.
La scritta Nervous Hermes è l’ultimo frammento inserito nell’Open studio. Vi sono esposti cinque collage, tre su cartoncino e due su tela realizzati nell’ultimo anno più due sculture composte da linee dritte e linee ondulate. V’è un movimento verso l’alto e verso l’orizzonte, la materia si espande in spazi vuoti elicoidali in ascesa vorticosa la dimensione della scultura e il suo limite non coincidono con la sua proiezione che è all’infinito. Sono il risultato di un elaborazione inconscia credo sulla materia e la sua forma. Il movimento infinito come nei frattali, cose che ho assorbito negli ultimi anni. Sono sicuramente il frutto di un lungo sedimentare in me i contenuti di alcuni libri di fisica quantistica e sul Barocco sull’concetto di curva. Tutti i lavori, nascono sempre dallo stesso disordine del collage, per sedimentare in un immagine che porti in se il movimento e la velocità delle connessioni mentali da cui scaturiscono.
In che modo nasce la fusione di materiali nei tuoi collage?
Luigi De Simone: Quando al lavoro tutto è molto caotico. Lo spazio si satura mano a mano, carte, riviste, materiali sparsi ovunque, lavoro prevalentemente tra il pavimento e un tavolo che allestisco per il lavoro. Due cose che sembrano andare in direzioni opposte si incontrano, quando questo succede sento che le cose intorno a me si muovono nel verso giusto, riflettono questa ambivalenza,
in una sorta di copula delle immagini. Per fare in modo che questo accada ci vuole disciplina e indisciplina al tempo stesso. Tutta l’arte è performativa, i materiali con cui realizzo i miei lavori sono accidentali o forse li scelgo in relazione a cose che ho dimenticato.
Utilizzi molto materiali che provengono dalla produzione industriale?
Luigi De Simone: L’idea di poter installare uno studio in una fabbrica è qualcosa che desidero da molto tempo potrebbero nascere cose molto interessanti tra la produzione necessaria e il suo fantasma mentale. Quando avevo lo studio a Napoli lavoravo prevalentemente con scarti industriali, che recuperavo nella periferia.
Il tuo rapporto con l’Italia?
Un Rapporto affettivo, mia figlia vive in Italia, per il resto molte delusioni quando si sono interrotti rapporti di lavoro con la galleria che hanno messo in evidenza un inadeguatezza a seguire le mie scelte radicali, molti collezionisti non hanno sostenuto più il mio lavoro, anche questo marca una differenza. Ho un progetto di installazione dedicato all’Italia: “Ricotta un Capitale” a metà strada tra la fiction e la performance con attori assenti, il tema è la politica italiana in questo momento.
Quali progetti hai per Feurig59?
Luigi De Simone: Il prossimo 5 dicembre ci saranno una serie di performance all’interno di un unico progetto: “Bolla.” Live set di musica sperimentale e video più l’apertura del CrashBar un’installazione permanente, che ho realizzato all’ingresso del loft dove si concentrano le persone quando ci sono delle serate allo studio animando l’installazione con la loro presenza. Il Bar come luogo di incontro le città come luoghi di incontro. A Berlino ho conosciuto cosi Patty Smith, alle sette e mezza di mattina eravamo i soli a bere un caffè in un locale allo zoo di Berlino, indossava la sua mitica polaroid a tracolla.

Z4CX9V2RKMGP


Commenti
carmine
luigi,vero artista internapoletano,che nel caos ritrova e ritorna.
“Ricotta un Capitale” interessante…
carmine meledandri.