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	<title>Be Artista &#187; esposizione</title>
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		<title>Terminal Painting: la mostra di Mirko Pagliacci</title>
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		<pubDate>Wed, 30 Nov 2011 11:44:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>filomenatalento</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Terminal Painting è la nuova mostra di Mirko Pagliacci, un&#8217;affascinante esposizione dell’artista che abbiamo intervistato per conoscere da vicino la sua arte e capire in cosa consiste la peculiare caratteristica tecnica dello strappo-toner. Teminal Panting infatti è solo il titolo che Mirko Pagliacci ha scelto per il suo nuovo ciclo di esposizioni. Un tripudio di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-medium wp-image-1427" src="http://beartista.it/files/2011/11/copertina1-300x283.jpg" alt="" width="300" height="283" /></p>
<p><em><strong>Terminal Painting è la nuova mostra di <a href="http://www.mirkopagliacci.com/" target="_blank">Mirko Pagliacci</a>, un&#8217;affascinante esposizione dell’artista che abbiamo intervistato per conoscere da vicino la sua arte e capire in cosa consiste la peculiare caratteristica tecnica dello strappo-toner.</strong></em></p>
<p>Teminal Panting infatti è solo il titolo che Mirko Pagliacci ha scelto per il suo nuovo ciclo di esposizioni. Un tripudio di colori ma anche tante novità tutte riassumibili nella nuova invenzione dell&#8217;artista: lo strappo toner.<br />
<span id="more-1425"></span></p>
<p><strong>Come nascono le sue opere?</strong></p>
<p>Quello che mi interessa è il simbolo che arriva dal passato e che contiene un velo di nostalgia ma anche un grido d’allarme e con una tecnica nuova adattabile a quelle che sono le forme nuove del linguaggio riesco a mettere un tessuto contemporaneo. Molti <a href="http://beartista.it/category/pittura/" target="_blank">pittori</a> che si rifanno all’antico a mio parere adottano tecniche obsolete, cioè oleografiche. Io ho cercato di capire in che modo è possibile parlare di un passato che ci interessa in maniera sempre nuova utilizzando la tecnica dello strappo-toner.</p>
<p><strong>In che cosa consiste questa tecnica?</strong></p>
<p>Andy Warhol negli anni ’60 e, in generale, l’intero movimento della pop art lavorava su modelli del passato ma soprattutto su alcuni riferimenti come Marilyn adoperando una tecnica che è quella della serigrafia oppure utilizzavano sistemi di stampa (si prendeva una tela, si stampava e poi si procedeva alla coloritura). Questi sono sistemi alla portata di tutti. Ad un certo punto, tuttavia, io ho intuito che la nostra società si stava spostando verso livelli di riproduzione altissima, per cui dal momento che il linguaggio visivo era già allora alla portata di tutti (sul vento della pop art), io ho capito che bisognava utilizzare un linguaggio di alta tecnica. Così ho adoperato un lino grezzo proveniente dalla Cina o dall’India, l’ho trattato con resine, gessi, colori, acrilici, con dei pigmenti tradizionali e, contemporaneamente, ho adoperato un sistema di linguaggio contemporaneo: un linguaggio non stampato (che deriva dalla stampa) che viene <em>strappato</em> come l’affresco. Allora anziché stampare l’immagine sulla tela, la si stampa su un foglio, dopodiché si prende questo foglio, lo si fa aderire sul tessuto preparato e poi lo si strappa con delle resine per cui rimane il colore vivo del toner. Questa è un’operazione eterna. Fra cento anni il quadro sarà uguale ad oggi.</p>
<p><strong>Come le è venuta in mente questa operazione?</strong></p>
<p>Mi sono accorto di questa possibilità durante una collettiva a cui ho partecipato qualche anno fa. C’erano dei quadri di Rauscher, di Warhol e mi sono accorto che il quadro di Rauscher quasi non si vedeva così come le opere di Warhol. Così, sulla scorta di questo grande bagaglio del passato, ho pensato di inventare qualcosa di nuovo e ho iniziato a mescolare le resine, i composti chimici e, infine, sono arrivato a strappare fotocopie. Si tratta di fotocopie stampate su tela, ma contemporaneamente è un’operazione inversa a quella della fotocopiatrice.</p>
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		<title>Fondazione Marconi Milano: le plastiche di Enrico Baj</title>
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		<pubDate>Thu, 11 Nov 2010 14:18:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Jacopo Mossa</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Oggi 11 novembre,  presso la  Fondazione Marconi, inaugurazione della mostra: Enrico Baj &#8211; plastiche Giovedi 11 novembre alle ore 19, all&#8217;interno della rassegna Gli abitanti del Museo, la Fondazione Marconi presenta la mostra Enrico Baj &#8211; plastiche, allestita sui due piani dello spazio espositivo. La mostra vuole documentare la ricerca dell’artista sulle materie plastiche, dal [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-543" src="http://beartista.it/files/2010/11/1_cravattadiJacksonPollock-2.jpg" alt="" width="500" height="323" /></p>
<p><em><strong>Oggi 11 novembre,  presso la  Fondazione Marconi, inaugurazione della mostra: Enrico Baj &#8211; plastiche</strong></em></p>
<p>Giovedi 11 novembre alle ore 19, all&#8217;interno della rassegna Gli abitanti del Museo, la Fondazione Marconi presenta la mostra Enrico Baj &#8211; plastiche, allestita sui due piani dello spazio espositivo.</p>
<p><span id="more-542"></span></p>
<p>La mostra vuole documentare la ricerca dell’artista sulle <strong>materie plastiche</strong>, dal 1963 al 1970. Baj ha utilizzato da sempre materiali eterogenei per rompere gli schemi e per il suo interesse verso la materia e le sue infinite possibilità espressive. Ha scritto di lui Tristan Sauvage: “Baj è un signore della materia”.</p>
<p>Le prime plastiche usate da Baj nel 1963 furono le mattonelle di “Lego”, gioco allora nuovissimo. In seguito sperimentò tutti i materiali plastici: dal cloruro di potassio all’acetato di cellulosa, il polietilene, le foglie di PVC imbottite di resina espansa, non solo inserendo questi materiali all’interno dei suoi collages, ma realizzando opere interamente in plastica. Le prime plastiche furono esposte nel 1967 al 15° premio di Lissone e vennero presentate allo Studio Marconi nel febbraio del 1969.</p>
<p>La <strong>plastica </strong>è per Baj il <strong>materiale-simbolo della società industriale</strong>, derisa beffardamente dall’artista per l’uso indiscriminato e modaiolo di qualsivoglia novità. “La mitologia del nuovo materiale è intaccata proprio con i nuovi materiali” (L. Caramel, 1969).<br />
Nel contempo Baj manifesta una grande attrazione per questa materia trasparente e luminosa.</p>
<p>In mostra sono esposti personaggi grotteschi, buffi e risibili che hanno nomi impronunciabili e onomatopeici, riconducibili sia al <strong>dadaismo,</strong> sia al <strong>futurismo</strong> come Albmilalf (1968), Izzoighitalti (1968), Emsterkem (1969), protagonisti di un’ilare commedia che Baj mette in scena per prendere di mira la società dei consumi con i suoi comportamenti stereotipati, le sue leggi inalterabili e i suoi falsi miti. Tra queste è esposto anche Punching General (1969) “..un multiplo, a grandezza d’uomo, (&#8230;). Una sorta di generale montato su una molla come un punching-ball, che io consigliavo alle forze dell’ordine di adottare affinchè i contestatori, gli studenti del ’68, volendo scaricare il loro odio verso l’autorità costituita, fossero messi nella possibilità di prendere a pugni finalmente un generale”. Espressione giocosa della passione antibellicista di Baj.</p>
<p>Tra i personaggi anche dei collages fatti con il “Lego”, materiale che rispondeva perfettamente al gusto ludico e combinatorio di Baj, realizzati per la mostra “Visione Colore”a Palazzo Grassi a Venezia nel 1963, con un forte rimando al gioco.</p>
<p>Ma Baj rivolge anche la sua attenzione all’emblema dell’uomo moderno, la <strong>cravatta. </strong><br />
“Tutto il mondo si è piegato alla legge della cravatta. Per alcuni è un nodo scorsoio, per altri un fallo pendulo, per altri ancora la prosecuzione del cordone ombelicale”. “La cravatta è la decorazione preferita dall’uomo moderno, perchè sostituisce completamente medaglie e decori militari e civili. La cravatta è il migliore simbolo della società occidentale contemporanea”.<br />
Tra le grandi cravatte di plastica è esposta la “Cravatta di Jackson Pollock” (1969), realizzata in celluloide a macchie di colori, omaggio all’action painting e allo spirito del pittore americano.<br />
Ironia e irriverenza quindi, che costituiscono  per Baj “gli anticorpi dell’uomo contemporaneo contro l’oppressione e la massificazione della burocrazia, dei codici fiscali, postali, telefonici, bancomatici, internettici, eccetera”.</p>
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		<title>Fabrizio Cotognini: tutto pronto per la sua personale a Palazzo Lazzarini di Morrovalle</title>
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		<pubDate>Wed, 25 Nov 2009 13:37:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gloria Soresi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L’artista maceratese dopo il successo ottenuto a Vanezia si appresta a raccogliere il tributo del pubblico marchigiano Sarà Fabrizio Cotognini il protagonista dell’esposizione artistica “Il Viaggio” che aprirà i battenti venerdì 27 novembre alle ore 17.00, presso il Museo Pinacoteca “Palazzo Lazzarini” di Morrovalle. Il ventottenne maceratese, nonostante la giovane età, è attivo dal 2003 [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-330" src="http://beartista.it/files/2009/11/manifesto.jpg" alt="manifesto" width="300" height="429" /></p>
<p><strong>L’artista maceratese dopo il successo ottenuto a Vanezia si appresta a raccogliere il tributo del pubblico marchigiano<br />
</strong><br />
Sarà <strong>Fabrizio Cotognini</strong> il protagonista dell’esposizione artistica “<strong>Il Viaggio</strong>” che aprirà i battenti venerdì <strong>27 novembre </strong>alle ore <strong>17.00</strong>, presso il<strong> Museo Pinacoteca</strong> <strong>“Palazzo Lazzarini” </strong>di Morrovalle. Il ventottenne maceratese, nonostante la giovane età, è attivo dal 2003 con una serie di esposizioni personali e collettive che gli hanno regalato una pregevole notorietà, soprattutto tra gli addetti ai lavori del territorio marchigiano.</p>
<p><span id="more-329"></span>Un percorso stilistico importante che si è ulteriormente sostanziato il mese scorso, con la sua partecipazione alla <strong>53ª Biennale Internazionale dell’Arte di Venezia</strong>, in occasione della collettiva <strong>Parallel Worlds</strong>, alla quale erano stati ammessi solo 17 artisti.</p>
<p>E se la scienza negli ultimi tempi si sforza di dimostrare l’esistenza di infiniti mondi paralleli, <strong>Fabrizio Cotognini </strong>ci mette del suo attraverso una ricerca formale in grado di travalicare i limiti codice linguistico corrente che, sebbene ci ponga in contatto con gli altri, allo stesso tempo ci affranca dal nostro intimo infinito.</p>
<p><em>“La mia ricerca artistica verte sul concetto di contaminazione </em>- ha detto l’artista -, <em>il materiale usato è costituito da parole, colori, architetture, fotografie, cartine. Si può dire che sto tentando in vari modi e con vari metodi di forzare l&#8217;immagine a diventare immaginazione, mediante appunto la contaminazione”.</em></p>
<p>Altrettanto significative le parole <strong>Franko B</strong>. uno dei performer più apprezzati degli ultimi tempi: “<em>Il mondo di Fabrizio Cotognini è quello di un viaggiatore, lui viaggia tra le epoche. Qualcuno immagina il tempo de “<strong>Il nome della rosa</strong>” di Umberto Eco, o il Medioevo di Giotto. Oppure il Rinascimento di Leonardo, o il periodo classico di Bach o ancora il barocco del Bernini, o i tempi moderni di Gunter Bruss e il contemporaneo di Ron Athey. Proprio come questi artisti Fabrizio è un sognatore, uno che ama, un poeta, un maestro emergente”.<br />
</em><br />
La mostra, organizzata dal<strong> Museo Pinacoteca “Palazzo Lazzarini”</strong> con il patrocinio del <strong>Comune di Morrovalle</strong> e della Cassa di Risparmio della Provincia di Macerata, resterà aperta fino al <strong>10 gennaio 2010 </strong>e potrà essere visitata dal martedì alla domenica <strong>dalle ore 16.00 alle 19.30.</strong></p>
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		<title>L&#8217;arte conquista il web? : Parte I &#8211; John Douglas</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Jul 2009 13:38:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lupe Ficara</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Sempre più numerosi i siti di vendita on-line d'arte e prodotti artistici.
Viene dall'Australia una delle idee più innovatrici nel settore: RedBubble. Ho contattato qualcuno degli artisti e grafici più attivi su RedBubble e realizzato delle interviste incentrate sulla loro esperienza nel web, che vi presenterò in una piccola serie d'articoli, allo scopo di illustrare cosa può dare, o togliere, la nuova tendenza agli artisti e al loro mercato.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left"><strong>Oppure è il web che conquista gli artisti?</strong> Quali artisti si servono del web e in quale modo è quello su cui si propone d&#8217;indagare questa mini-serie di interviste ad artisti che hanno scelto di essere attivi nelle Comunità on-line.  Uno fra le più interessanti,<strong> RedBubble</strong>,  sito di vendita on-line di prodotti &#8220;stampati su commissione&#8221;, <em>print-on-order websites, </em>viene dall&#8217;asutralia. Come <strong>John Douglas, </strong>artista polivalente australiano protagonista di questa intervista.</p>
<p style="text-align: left"><span id="more-170"></span></p>
<p style="text-align: left">
<p style="text-align: left">
<p style="text-align: left"><em>Come già ci segnalava Manuela Cadario in un <a title="L'arte di Facebook" href="http://beartista.it/108/l’arte-di-facebook/#more-108" target="_blank">articolo</a> apparso in Aprile, le gallerie e gli artisti non sono insensibili al fascino del web e delle opportunità di farsi conoscere che questo potente mezzo offre. A parte i grandi contenitori come Facebook, esiste una miriade di siti d&#8217;arte più o meno qualificati e specializzati in maniera differente. Si va dall&#8217;annuario completamente gratuito, gentilmente offerto da un appassionato o un artista che ha ha disposizione dello spazio web e che vi ospita una pagina personale, ( ne cito uno a caso, www.liensutiles.org, d&#8217;una semplicità e serietà commoventi nel nuovo mondo delle animazion in flash ), fino ai modernissimi e ultra giovani come Deviantart, passando per i vari siti di vendita quadri on-line. </em></p>
<p style="text-align: left"><em>RedBubble, con una nomination ai Webby Awards sezione Community On-line e il premio Best in Class per Arte e Cultura assegnatoli dalla Interactive Media Awards quest&#8217;anno,  presenta molti aspetti interessanti. Bisognava premettere che RedBubble garantisce agli artisti la possibilità di vendere le loro opere secondo il principio &#8220;stampa-su-ordine&#8221; in diversi formati, dalla cartolina al poster gigante. Particolarmente adatto per i fotografi e i grafici, consente però anche ai pittori di vendere riproduzioni fotografiche dei loro quadri secondo gli stessi criteri, mentre i grafici possono vendere i loro disegni sia come stampe su magliette sia come posters.  RedBubble è aperto a tutti e conta oramai più di 100.000 iscritti:  ben che la partecipazione degli australiani e degli americani sia maggioritaria, quasi tutte le nazioni del mondo vi sono rappresentate. Personalmente devo dire che le prove di talento non mancano nella galleria del sito.</em></p>
<p style="text-align: left"><a href="http://www.redbubble.com/people/johndouglas"><strong>John Douglas</strong></a>, artista australiano, ci parla del suo percorso artistico e della sua multi-creatività che sono rappresentativi del nuovo rapporto arte-web che si delinea all&#8217;orizzonte. John Douglas ha 45 anni e ha cominciato a dipingere quando aveva solo 8 anni per spirito d&#8217;emulazione: avendo letto un articolo su una bambina prodigio della sua stessa età, che dipingeva, si disse: «Anch&#8217;io posso farlo!» e così scoprì che non soltanto poteva  farlo, ma che la pittura lo appassionava.</p>
<p style="text-align: left"><strong>LF</strong>: <em>Dopo questo precoce inizio hai sempre continuato a dipingere?</em></p>
<p style="text-align: left"><strong>JD</strong>: Crescendo mi sono posto spesso la domanda: questa scelta di dipingere era stata un modo di attirare, bambino, l&#8217;attenzione degli adulti o ha veramente un&#8217;importanza centrale nella mia esistenza? Ho quindi, ancora giovane, interrotto per dei periodi più o meno lunghi, la mia produzione artistica per verificare la solidità delle sue fondamenta. Così ho potuto constatare che, non soltanto la mia vita mi appariva vuota, quando non dipingevo, ma avevo persino l&#8217;impressione che non fosse più una vita &#8220;vivibile&#8221;. Ho quindi sempre ripreso il lavoro artistico con rinnovato amore e passione. Il mio motto è come per Da Vinci: ogni giorno un gesto, un momento creativo, un colpo di pennello.</p>
<p style="text-align: left"><strong>LF</strong>: <em>Qual&#8217;è la forma d&#8217;espressione artistica che preferisci?</em></p>
<p style="text-align: left"><strong>JD</strong>: La pittura è sicuramente la mia forma d&#8217;espressione privilegiata, dipingere mi permette di entrare in contatto con una parte profonda del mio essere che in nessun altro modo riesco a raggiungere. Ma disegnare, fotografare e comporre musica fanno parte integrante dei miei processi creativi. Ho scritto dei racconti e ho presentato qualche performance e ogni tanto mi permetto anche digressioni verso forme più &#8220;artigianali&#8221; d&#8217;arte, come il batik o la ceramica.</p>
<p style="text-align: left"><strong>LF</strong>: <em>Come definiresti la tua pittura?</em></p>
<p style="text-align: left"><strong>JD</strong>: Le mie opere sono, almeno ai miei occhi, simboli: sono spesso caratterizzate da un&#8217;estetica e un approccio compositivo che ricorda la semplicità dei disegni dei bambini, un&#8217;applicazione dei colori grezza, quasi brutale, rapida.</p>
<p style="text-align: left">Sono da sempre affascinato dalla parola scritta inserita nel contesto pittorico, dal complesso intreccio di relazioni che sussiste fra il significato della parola nel quotidiano, il significato che la parola prende a contatto con l&#8217;immagine in cui è inserita e dalla loro interazione in relazione al contesto. Detto questo in realtà trovo difficile definire la mia produzione artistica. A dire il vero, dall&#8217;atto della creazione mi aspetto molto e credo che, continuando a lavorare incessantemente, arriverò a far si  che l&#8217;energia creativa sgorghi in tutta la sua potenza, senza più le interferenze apportate dal mondo esteriore, dalle mie aspettative e dalla mia personalità. <strong>L&#8217;opera d&#8217;arte è</strong>, dal mio punto di vista, <strong>il felice effetto collaterale del processo creativo, lui è la cosa importante.</strong></p>
<p style="text-align: left"><object width="560" height="340" type="application/x-shockwave-flash" data="http://www.youtube.com/v/7VN-fbwovjE&amp;hl=en_US&amp;fs=1&amp;rel=0"><param name="movie"  value="http://www.youtube.com/v/7VN-fbwovjE&amp;hl=en_US&amp;fs=1&amp;rel=0"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param></object></p>
<p style="text-align: left"><strong>LF</strong>: <em>Il mercato dell&#8217;arte è oggeto ai nostri giorni di molteplici critiche, gli artisti incontrano sempre maggiori difficoltà per trovare spazi espositivi validi. Vendere non è facile e l&#8217;arte risente della attuale crisi finanziaria. Quali sono stati i tuoi inizi e i tuoi rapporti col mercato dell&#8217;arte?</em></p>
<p style="text-align: left"><strong>JD</strong>: Non ho mai veramente cercato di inserirmi nel mercato dell&#8217;arte. Durante gli studi i professori ci spingevano a partecipare ai concorsi e questo ci offriva e ci procurava nuovi spazi espositivi. Ma in seguito lo sforzo creativo ha cominciato ad assorbire talmente tanto tempo delle mie giornate che ho smesso di correre dietro alla &#8220;professione&#8221; per dare tutto lo spazio necessario al &#8220;mestiere&#8221;!</p>
<p style="text-align: left">Su questo punto è mia convinzione che il futuro per i giovani artisti, si trova negli spazi liberi offerti dal web , nei siti d&#8217;arte e nei grandi network. Le gallerie, i mercanti d&#8217;arte, sono un bene, se lavorano per te. Ma è chiaro che hanno un modo univoco di presentare l&#8217;arte. L&#8217;aprirsi di nuove prospettive espositive è una forza per tutti ed una strada eccitante per avventurarcisi.</p>
<p style="text-align: left">Io trovo che il web come spazio espositivo sia <strong>l&#8217;attuale evoluzione della Street Art</strong>: libero dai costi e dalle costrizioni delle tradizionali gallerie/saloni/fiere d&#8217;arte.Ho cominciato a iscrivermi sui network d&#8217;arte due anni fa. Avendo subito il fascino dalla <strong>teoria economica della Long-tail</strong>, mi sono detto che se non tentavo questa strada, avrei perso un&#8217;occasione importante. Attualmente, oltre a RedBubble,  sono iscritto in altri ventisette siti&#8230;. Qualcuno vende di più, qualcuno di meno, ma tutti mi hanno fatto incontrare nuovi artisti e hanno nutrito la mia ispirazione.</p>
<p style="text-align: left"><strong>LF</strong>: <em>In che modo la tua arte parla al pubblico? E il pubblico internet è un pubblico all&#8217;ascolto? </em></p>
<p style="text-align: left"><strong>JD</strong>: In termini puramente concettuali, come dicevo, il mio lavoro si sforza di mostrare come aprire la strada e liberare l&#8217;energia creativa.  Nella mia convinzione, eliminando gli ostacoli, aprendo le porte e le finestre dell&#8217;anima, si aumenta la nostra capacità di capire e di amare, e si favorisce la nostra crescita interiore. La mia speranza è che il mio lavoro stimoli la riflessione, sia fonte d&#8217;ispirazione, agisca nella vita altrui. In realtà non so se questo è successo veramente o se mai accadrà!</p>
<p style="text-align: left">Per mia personale esperienza, ho notato che i siti internet d&#8217;arte possono essere limitanti in certi casi, specialmente quelli il cui scopo primario è la vendita. Quando generare profitti diventa il centro dell&#8217;attività, i concetti di &#8220;arte&#8221; e di &#8220;immagine&#8221; si sfocano e si confondono. Su una base puramente creativa, i siti detti di &#8220;stampa-su-ordine&#8221; mi fanno talvolta pensare che è in loro potere tanto stimolare quanto limitare l&#8217;ispirazione creativa. Molte opere presenti sono regolate, organizzate e omogeneizzate verso il &#8220;basso&#8221;, se così posso esprimermi, tendendo a una uniformazione più adatta a una  facile digestione. La mia sensazione è che nessun spettatore on-line può veramente approfittare pienamente dell&#8217;opera d&#8217;arte presentata sul web: mancherà il lato materico, emotivo e persino olfattivo della percezione artistica. Ma nel complesso, una volta che siamo coscienti di questi limiti imposti dalla rete, le risorse che offre sono immense! E poi internet è ancora in qualche modo un bambino: qualcosa che può riservarci grandi sorprese crescendo.</p>
<p style="text-align: left"><strong>LF</strong>: <em>Per finire una domanda indiscreta: cos&#8217;è più importante per te, vendere o esporre in una galleria importante?</em></p>
<p style="text-align: left"><strong>JD</strong>:A parte il fatto che voglio godere di buona salute, comprare buoni libri e materiale per lavorare, per il resto i soldi non sono il centro del mio interesse. Preferisco di sicuro che i miei lavori siano esposti in una buona galleria dove possano essere visti da un grande pubblico, piuttosto che realizzare una bella vendita. Se potessi vivere senza bisogno di vendere, farei dono i miei lavori!</p>
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